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Verran per gli altri Estate, Autunno, Inverno, 
sempre sorriderà a te Primavera.
Rubato hai agli dei il segreto eterno
che ignora il crepuscolo e la sera.

Prima quartina apocrifo 171 da “ I Sonetti di W. Shakespeare,  tradotti e interpretati da Lorenza Franco”, Ed. La Vita Felice, 2000

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di Vini di Versi

La madre negata

Che l'amore materno non esista,
è un fatto ampiamente dimostrato,
e chi così non pensa, non insista,
sulla mia pelle l'ho sperimentato.

Nego però che il contrario sia vero:
esiste, e come!, l'amore filiale,
totale, esclusivo, ognor sincero,
non calcolato, ma vissuto male

se non è ricambiato. Non s'impone,
a una donna che non fu preparata,
un evento di sangue e di passione,
sol perché fu da un pene penetrata.

Se tu devi soffrir per nove mesi,
preludio a dei dolori laceranti,
come pensare puoi che non ti pesi,
di ogni libertà perder gli incanti?

Ma sarà amore o brama di potere,
che altri corpi ti dà da governare,
che fa le altre madri così vere,
e pronte le diverse a condannare?

Ed è interiorizzato lo sciamano,
pronto a colpirti con l'interdizione
(abbandonare un bimbo non fu strano,
in altri tempi e in altra situazione)

se non accetti i dogmi culturali
della nostra tribù civilizzata,
che altri riti or ha sacrificali,
e condanna la madre snaturata.

Tredici figli partorì mia nonna,
convinta pur di fare il suo dovere,
né mai seppe che sia essere donna,
plagiata da rosari e da preghiere.

Settima la mia mamma, quale amore
darle poté una madre sempre incinta,
del sesso un padre sol profanatore,
ebbro padrone d'una preda vinta?

Queste le mie premesse culturali,
alla donna va tolta ogni difesa,
così senza reagire accetta i mali,
che però sono beni per la Chiesa.

Non si espongono più i bimbi sul ciglio
di quel burrone in cui dovean morire,
or sono esposti a ben altro periglio:
a una madre che amor non può sentire.

Ora ti prego, madre, se mi senti,
in quella tomba ch'hai tanto agognato,
non provare per me dei pentimenti,
perché ti ho capito e perdonato.

Anch'io dovetti far quell'esperienza,
credermi un mostro e non poterlo dire;
se del tuo amor fui costretta a far senza,
nessun ti vuole, per questo, punire.

                                Lorenza Franco