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Verran per gli altri Estate, Autunno, Inverno, 
sempre sorriderà a te Primavera.
Rubato hai agli dei il segreto eterno
che ignora il crepuscolo e la sera.

Prima quartina apocrifo 171 da “ I Sonetti di W. Shakespeare,  tradotti e interpretati da Lorenza Franco”, Ed. La Vita Felice, 2000

.

 

 

di Vini di Versi

Elfi, gnomi, fatine

Con incedere cauto e indaginoso,
m’addentro nell’intrico dei pensieri,
e in un anfratto arido e sassoso

preoccupati mi guardano e severi
i personaggi della fantasia,
fatti di impalpabili misteri.

“Lo so, non siete veri, andate via,
siete soltanto un parto della mente,
che ha scelto dell’inganno la malia,

che di mistero ha rivestito il niente.”
“E tu, sei vera forse?” m’han risposto,
“anche tu irreale e inconsistente

sei come noi, con il tuo sé nascosto
sotto mille illusioni di pensieri,
che della realtà han preso il posto,

e fan creder a tutti di esser veri.”
“Eppure io mi tocco e mi ferisco,
i miei sensi non sono menzogneri,

a volte sono triste, altre gioisco,
voi siete solo fumo e trasparenti,
vi sfido se insistete, e vi smentisco.”

Eppure, volteggianti e impertinenti,
furon fotografate le fatine
- e ne restano ancora i documenti -

da due vispe ed allegre ragazzine1.
Ritorno sui miei passi pensierosa,
tra sogno e realtà, qual è il confine?

La verità è incerta e nebulosa.

17 dicembre 2000 Lorenza Franco





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[1] Avevano 8 e 12 anni. Sir Arthur Conan Doyle considerò le fotografie autentiche.