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Verran per gli altri Estate, Autunno, Inverno, 
sempre sorriderà a te Primavera.
Rubato hai agli dei il segreto eterno
che ignora il crepuscolo e la sera.

Prima quartina apocrifo 171 da “ I Sonetti di W. Shakespeare,  tradotti e interpretati da Lorenza Franco”, Ed. La Vita Felice, 2000

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di Vini di Versi

Inno ai Patriarchi

"E' stata lei!", grida al Signore Adamo,
e vuole dissociarsi dalla colpa.
Degno progenitor di quell'Abramo,
che, vendendo la moglie[1], si rimpolpa.

Abramo detto Il sacrificatore,
pronto ad uccider anche il proprio figlio[2].
E intanto Agar[3] nel deserto muore,
col parto ch'è di troppo, e crea scompiglio.

Per aver donne e bimbi risparmiato[4],
coi suoi guerrieri si indigna Mosé.
Sol le fanciulle vergini ha graziato,
si vuole forse sapere il perché[5]?

"E' incinta?", vada al rogo immantinente
Tamar[6] in cerca di maternità.
Rogo non c'è per il prostituente,
nessuna pena Giuda pagherà.

Per soddisfar di Davide i capricci,
vedova gli diventi Betsabea.
Uriah[7]non si presta a quei pasticci[8]
a rimediar, e a casa non scendea.

Quanti prepuzi[9] era Micol costata!
Or vada e venga come fosse un pacco.
Non risulta sia stata consultata,
però lui canta e balla come un matto[10].

Perché non resti vivo un testimone,
meglio ammazzare tutti. Il Filisteo
non sappia dove David fe’ irruzione,
si tratti un re come un vero babbeo.

Divenne meno saggio Salomone,
con ogni donnaun dio diverso adora,
ma dell'Eterno Dio l'indignazione
la paghi il figlio[11], come usava allora.

Gerico era una città fiorente,
tutto ciò che respira vi si uccida[12];
e Giosuè è un ebreo ubbidiente:
cadute son le mura alle sue grida[13].

Come Gesù Ti cerco e non Ti trovo,
Dio, nella Bibbia, e amarezza provo.
Se i piccoli egiziani nella culla[14]
debbon per Te morire, meglio il Nulla.

Lorenza Franco      

          
       

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[1] Fu introdotta nell'arem del faraone, spacciata per sorella (ne era sorellastra) e non anche per moglie di Abramo che ne fu riccamente compensato. Il titolo "Inno ai Patriarchi" è mutuato dal Leopardi in chiave ironica. 

[2] Il secondogenito Isacco, avuto da Sara, guarita dalla sterilità da Dio. Non ci saranno interventi salvifici per la figlia di Iefti, sacrificata dal padre (Bibbia, Giudici) né per il padre di Sansone, né per i nemici votati allo sterminio onde ottenere l’aiuto di Dio. Forse Isacco fu veramente sacrificato.

[3] Madre di Ismaele, primogenito di Abramo, e prima donna infibulata per suggerimento di Abramo e abbandonata nel deserto assieme al figlio perché Sara voleva toglierseli di torno. Lo stesso destino toccherà ad altri cinque figli di Abramo, liquidati con doni.

[4] Dei Madianiti

[5] Da adibire al concubinaggio (Numeri, XXXI, 16). Anche il cristianesimo, la religione dell’odio spacciato per amore (Ida Magli), sarà una ideologia di guerra da Costantino in poi.

[6] Vedova di Er e Onan, figli di Giuda. Poteva avere figli solo da un membro della famiglia del marito defunto. Fingendosi una prostituta, concepì da Giuda che non l'aveva riconosciuta.

[7] Marito di Betsabea, si rifiutò di interrompere il servizio militare. Per ordine di David fu mandato in prima linea a combattere e fu abbandonato dai compagni nel mezzo della mischia affinché i nemici lo uccidessero.

[8] Betsabea era incinta di David.

[9] Di Filistei. Saul ne aveva chiesti a David cento, David gliene portò duecento per sposare Micol figlia di Saul. David, salito al trono, la rivendica dal secondo marito, anche se aveva già altre mogli. In seguito farà uccidere i cinque figli di Merob in quanto discendenti, fra gli altri, dell’odiato Saul. Perseguitato da Saul David si rifugiò presso i nemici Filistei e ogni giorno usciva a far razzie ma non dove c’erano i suoi correligionari, facendo credere il contrario al re dei Filistei.

[10] Disapprovato da Micol, le negherà la maternità. I suoi cinque figli, avuti dal secondo marito, le saranno uccisi come tutta la discendenza di Saul.

[11] Roboamo

[12] Ordine esplicito di Dio.

[13] Dopo gli squilli di tromba, forse ad ultrasuoni.

[14] Morte di tutti i primogeniti umani e non in Egitto per la cocciutaggine del faraone che non lasciava partire gli ebrei per volontà di Jahvè.