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Verran per gli altri Estate, Autunno, Inverno, 
sempre sorriderà a te Primavera.
Rubato hai agli dei il segreto eterno
che ignora il crepuscolo e la sera.

Prima quartina apocrifo 171 da “ I Sonetti di W. Shakespeare,  tradotti e interpretati da Lorenza Franco”, Ed. La Vita Felice, 2000

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di Vini di Versi

Considerazioni sulla laicità

Se non si vuole rinunciare alla laicità, è necessario non avere paura. E' possibile? La paura è un sentimento indispensabile alla propria incolumità, a quella dei propri cari, alla preservazione dei propri beni, del proprio territorio. La si può chiamare prudenza, cautela, previdenza, organizzazione, armamento, legittima difesa, istinto di conservazione: sempre di paura si tratta, immediata o rimandata. E chi ha paura diventa automaticamente religioso. "Nessuno è ateo su un aereo che precipita" è stato detto. Gesù, Budda, Maometto, Visnù, e perché non anche Zaratustra, Mitra, Odino? Ecco perché l'ateismo è sì una nobile aspirazione, ma mai completamente realizzabile. Prima o poi si ha paura di qualcuno o di qualcosa e l'ateismo va a farsi friggere. Religioni e ideologie sono sinonimi, tutte fanno leva sulla paura della morte, delle malattie, dell'aldilà, del demonio, del diverso, dell'aggressore, del dissidente, dell'avversario politico. E' altresì importante, per esorcizzare la propria, non incutere paura, compromettendo la laicità dell'altro.
Impavido è forse colui che non prova la paura o che l'ha superata avendola quindi provata? Ergendosi nella sua "impavidità", non vuole forse incutere quel sentimento nell'altro?
La paura è direttamente proporzionale al Potere. Chi prova la maggior paura? Il detentore di un potere: il tiranno, il capo, il leader vive nel terrore, può salvarsi solo terrorizzando, sbandierando magari propositi di giustizia, di equità, di democrazia. Ma che, anche se sinceri, servono sempre a metterlo al sicuro.
Dicono che Dio è amore: allora perché si inculca nel credente il "timore di Dio"? Non si teme chi ama, ma si teme chi può, e Dio può tutto. Amore e Potere si contraddicono: dove c'è l'uno, non ci può essere l'altro. Anche la benevolenza ha un prezzo: non ribellarsi. Padre, padrone, padreterno: se vuoi usufruire del paternalismo, inchinati al potere.
L'unica paura che non esiste, non può esistere, è LA PAURA DEL LAICO. Perché? Perché il laico non esiste, esiste solo l'aspirante laico, individuo sicuramente benemerito, che aspira a una mentalità nobilissima che non ha mai versato una goccia di sangue. Sacrificare a chi se Dio non esiste? Ma se una volta gli dei canonici erano dodici, adesso quanti sono? Molti, molti di più, forse tanti quanti sono le teste, anche se ognuna identifica il suo dio con quello degli altri. Questa la funzione della superstizione ufficiale (la religione): impedire il proliferare delle altre. Come? Con l'Inquisizione, la relegazione in Siberia o nei manicomi, nei lager, cioè con LA PAURA. Chi non vuole aver paura paghi, anche con la vita. Galileo ebbe paura, Giovanna d'Arco, Giordano Bruno no. Chi più grande? Ma non aver paura non significa essere fanatici, il bene più grande da preservare è la vita. Perché i martiri cristiani si rifiutavano di sacrificare agli dei per loro inesistenti, cioè a nessuno, al nulla? La loro vita valeva bene quella di un pollo.

Lorenza Franco, 15 novembre 2010