back
 
Verran per gli altri Estate, Autunno, Inverno, 
sempre sorriderà a te Primavera.
Rubato hai agli dei il segreto eterno
che ignora il crepuscolo e la sera.

Prima quartina apocrifo 171 da “ I Sonetti di W. Shakespeare,  tradotti e interpretati da Lorenza Franco”, Ed. La Vita Felice, 2000

.

 

 

di Vini di Versi

Nausea

I

Il ricordo sfumato del tempo trapassato
Gioca con il mio riflesso peggiore
L’eresia del bicchiere di troppo svanisce
Laddove la cerimonia funebre mia inizia
Abbozzata negli ambrati cerchi del sangue appena versato

…di noi cosa indugia al bancone?

La malinconia per gli amici suicidi
Perduti con una corda di pizzo per pasqua
Insieme al tuo profumo tra le dita
E l’amenità di un’intossicazione aziendale

Ho i demoni dentro
E se li ascolto mi mento


II

Le frasi non dette agli amori sorseggiati
Le getto nella raccolta differenziata
Qualcuno passerà ad ascoltarle
Col tepore di carezze mai condonate


Il vino di Zeus inebria il mondo
E questi quadri vomitati da pennellate volgari
Porteranno al medesimo punto triviale
Altrove è solo il vitigno del dio mancato
E al di là dell’iride di Bacco
Cenere astemia
Corpi in decomposizione
La mia foto di spalle…

III

La fine del mondo annunciata in un biscotto della fortuna
Quanti spiccioli vale?

Negli occhi lacrime non mie
Benché sul tavolo posata
Una flebile promessa di precaria eternità


IV

Strade deserte
Spazi siderali
L’ultima strofa di una canzone mai intonata

Narciso allo specchio
Incapace è di riflettersi in controcampo
Intanto gli mostro le vene al microscopio nucleare
Ed il suo vestito da sposo in telepromozione

Brinderemo domani al monocromo tatuato sui nervi
E alla sua umida immagine sempre in distanza


V

Da sé il mio sguardo arriva a negarsi nel calice
Filtro di sigaretta riutilizzato
Grappolo invaso dai vermi pomeridiani

…e mi scolo tutto il mio dolore alla goccia
Tanto la pillola del giorno dopo tiepida si desterà al mio fianco
Prima della nostra ultima cena
Prima dell’ultima ora dietro il filo spinato
Prima di andarsene da questi quartieri dormitorio
Con solo il mio sbronzo ologramma
E un sapore amaro sulle labbra…

Forse sono incubi di pezza
Forse sono gli organi appestati
Ma tra le tue gambe
Il siero della falsità non mi consola


V

O dolce e alcolica illusione
Vita ubriaca di nulla
Annebbiata è la vista
Mentre tutto ciò che ci circonda sprofonda


In nausea veritas
In vino vanitas
...

Ettore Cimò