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Verran per gli altri Estate, Autunno, Inverno, 
sempre sorriderà a te Primavera.
Rubato hai agli dei il segreto eterno
che ignora il crepuscolo e la sera.

Prima quartina apocrifo 171 da “ I Sonetti di W. Shakespeare,  tradotti e interpretati da Lorenza Franco”, Ed. La Vita Felice, 2000

.

 

 

di Vini di Versi

MÉNEGA[1]

Non ti dimentico, Ménega, sai,

ti vedo ancor seduta sul divano,

posata in grembo la ruvida mano,

che in gioventù non riposò giammai.

Di tuo padre ubriaco nella stalla

mi raccontavi, poi di tuo marito

per lavorare all'estero partito.

Tu, con tre figli, nella casa gialla

a coltivar la terra rimanevi.

Facevi pur la domestica a ore,

per poche lire, a casa del dottore.

L'amor, che cosa fosse, non sapevi.

Il prete non voleva le malizie,

la man non ti prendeva il fidanzato.

Hai tanto lavorato e faticato,

queste, di vita, le sole delizie.

Ti chiesi un dì se almeno tuo marito

un picciol bacio t'avesse mai dato.

T' illuminasti: "Sì, una volta è stato!",

e la gota indicasti con il dito.



[1] In ricordo della signora Domenica Caratti di Tirano.