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Verran per gli altri Estate, Autunno, Inverno, 
sempre sorriderà a te Primavera.
Rubato hai agli dei il segreto eterno
che ignora il crepuscolo e la sera.

Prima quartina apocrifo 171 da “ I Sonetti di W. Shakespeare,  tradotti e interpretati da Lorenza Franco”, Ed. La Vita Felice, 2000

.

 

 

di Vini di Versi

S'I FOSSI FOCO... (ma sarà vero?)

Io sono un'unghia dentro la carne,
salamelecchi non voglio farne,
voce io son che grida vendetta,
la Donna son che fu maledetta.

Sono una lingua che taglia e cuce,
e a far giustizia ognora m'induce.
Io sono artiglio, e son pungiglione,
sfido a duel la superstizione.

Sono una mosca nera e noiosa,
sono pungente e son velenosa,
la goccia son che corrode e scava,
mannaia son che non perdonava.

Io non do scampo a chi dice bugie,
sempre rigetto le vostre omelie,
sono blasfema, e son miscredente,
la bomba sono più dirompente.

Sono un uncino che affonda e strappa,
che alle fandonie mai non s'aggrappa.
Son Satanasso e sono Belzebù,
il Torquemada[1] m'attende laggiù.

Valanga sono che tutto travolge,
sono Asmodeo, son Malebolge.
Io mordo e pungo, sono una vespa,
sono una lancia ch'è sempre in resta,

sono una spina nel vostro fianco,
sono e rimango
                                   Lorenza Franco

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[1] Il grande Inquisitore spagnolo, responsabile di orrendi delitti.